dom
03
apr
2011
Per fare il pieno di antiossidanti è meglio prepararsi una macedonia o mandar giù una pillolina?
Pillole di vitamina C contro i capillari fragili, compresse di vitamina E contro le rughe, pastiglie multiminerali contro la caduta dei capelli, perle di betacarotene per favorire l'abbronzatura……E' il boom degli integratori, una miriade di prodotti che affollano gli scaffali dei supermercati. Servono davvero?
<< I prodotti sintetici possono servire - spiega il professor Benvenuto Cestaro, Ordinario di biochimica della Facoltà di Medicina dell'Università di Milano - ma quelli naturali sono più efficaci>>.
Prendiamo il caso della vitamina E, alla quale ormai tutti riconoscono proprietà antiage. Dalle ultime ricerche risulta che questo micronutriente è molto meno assimilabile nella versione di sintesi che in quella naturale contenuta, ad esempio, nel germe del grano o negli olii premuti a freddo. Questo perché, in quella sintetica, delle tre molecole che compongono la vitamina una sola si lega alla proteina che la rende assorbibile, mentre le altre rimangono nel fegato e lì si accumulano, rischiando col tempo di dare problemi di tossicità. Quando invece la sostanza è di origine naturale, viene utilizzata completamente dall'organismo, quindi risulta più efficace e senza effetti collaterali. -
IL PROBLEMA E' NELLE DOSI
Già nel 2002, i ricercatori dell'Università di Oxford avevano messo sotto esame 31 vitamine e minerali comunemente offerti sul mercato sotto forma di integratori, arrivando a questa conclusione: la maggior parte delle sostanze sono sicure, ma solo se consumate entro certi limiti.
Altrimenti, ben 5 possono causare danni irreversibili:
Ma i rischi non finiscono qui, perché altri micronutrienti possono causare danni temporanei. Ecco qualche esempio: la vitamina C, oltre i 1000 mg/die, può indurre mal di stomaco, diarrea e calcoli; la vitamina A, se assunta in dosi superiori agli 1,5 mg al giorno, raddoppia il rischio di fratture (rispetto a un consumo quotidiano inferiore a 0,5 mg al giorno) e superati i 3 mg/die può danneggiare il fegato, il sistema nervoso e, nelle donne incinte, il feto. Sotto accusa anche calcio e ferro che, superati rispettivamente i 1500 e i 27 mg/die, possono provocare nausea, diarrea e vomito.
PER MOLTI MA NON PER TUTTI
In pratica, l'idea "più ne prendo, meglio sto", va sostituita con quella "lo prendo solo se ne ho bisogno, scegliendo quello di cui ho realmente bisogno". Ma come fare a stabilire questa necessità?
Controllando se appartenete a una di queste categorie a rischio di carenze nutrizionali:
1) Persone soggette a stress psicofisico - Lo stress "consuma" energia e vit. del gruppo B oltre ad alcuni minerali (ferro, calcio, fosforo), aumentandone così i fabbisogni in periodi in cui è più difficile mangiare in modo equilibrato.
2) Consumatori abituali di junk food - Il delicato equilibrio dei nutrienti viene ostacolato da stili di vita scorretti e dal consumo di fast food, prodotti precotti e inscatolati, snack dolci e salati, cibi ricchi di zuccheri raffinati e grassi.
3) Persone che seguono diete dimagranti spinte - Soprattutto se sono autogestiti, i regimi anticiccia che non arrivano a 1300-1400 calorie al giorno possono causare importanti carenze sia vitaminiche che minerali.
4) Fanatici dello sport - Le più a rischio sono le ginnaste che, sempre a dieta stretta, spesso vanno in carenza di ferro, calcio e proteine. Per loro c'è anche un pericolo di riduzione della densità ossea, che può essere contrastato assumendo integratori di calcio e vit. D.
Ad alto rischio anche i fumatori e chi consuma alcol, perché il fumo aumenta i fabbisogno di vit. C, mentre l'abuso di alcol provoca carenze di vit. B12, E e acido folico. Infine, possono avere bisogno di un'integrazione gli anziani, perché le statistiche dimostrano che gli over 65 cadono facilmente in una monotonia alimentare che non consente di soddisfare i fabbisogni di vitamine, proteine e sali minerali. Inoltre con l'avanzare degli anni diminuisce l'assimilazione delle vit. B e D. E, naturalmente, devono integrare la dieta le gestanti e le donne che allattano, alle quali le organizzazioni internazionali per la tutela della salute raccomandano un'integrazione in acido folico ed eventualmente di calcio e ferro.