gio
26
mag
2011
Già Robert Kennedy diceva "il PIL misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta". L'indicatore dello stato di benessere di un Paese è infatti qualitativo: per stabilirlo, l'OCSE (Organisation for Economic Co-operation and Development) ha utilizzato diversi parametri che vanno dalla casa al reddito, dalla salute all'ambiente, dalla vita sociale al sentimento di sicurezza.
Dai risultati di queste misurazioni, su 34 paesi l'Italia arriva al ventiquattresimo posto, dopo la Repubblica Ceca, prima della Polonia e della Corea. Al top della classifica si piazzano invece Australia, Canada, Svezia, Nuova Zelanda, Norvegia, Danimarca, Stati Uniti e Svizzera, vincitori del "Better Life Index" o BIL, il nuovo indicatore di "Benessere interno lordo", presentato ieri dall'Ocse in alternativa al vecchio PIL.
A confronto con i dati dei Paesi Felici, l'unico dato italiano favorevole sono le condizioni economiche delle famiglie: un reddito medio disponibile di 24.383 dollari (nel 2008) superiore alla media Ocse, anche se basso rispetto a quello del Lussemburgo (al primo posto con 44mila dollari).
E gli altri indicatori?
L'occupazione è debole (solo 57% della popolazione attiva), la fatica è tanta (1773 ore di lavoro annue) e le donne fanno i salti mortali per conciliare famiglia e carriera (solo il 49% delle mamme lavora dopo che il figlio ha raggiunto l'età scolare). Inoltre manca il senso della collettività e della partecipazione civile (solo il 34% dice di avere aiutato un estraneo nell'ultimo mese) e vige la sfiducia nelle istituzioni (mentre gli Australiani pensano di essere governati al benissimo).
Per completare il quadro (purtroppo) non incoraggiante, ecco un sunto degli altri indicatori: